Borghi Parlanti - Percorso Fontane
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi storici”, “Progetto locale di rigenerazione culturale, sociale e turistica nel Comune di Alano di Piave”
CALCHERA
La “calchera” — termine dialettale per indicare la fornace da calce — rappresenta uno dei manufatti rurali più emblematici dell’area alpina e prealpina.
La sua presenza testimonia non solo antiche pratiche costruttive, ma anche un’economia locale strettamente legata all’ambiente e alle risorse naturali del territorio.
Questi forni, costruiti in pietra o mattoni, venivano generalmente realizzati in prossimità di torrenti, da cui si traevano acqua e pietre calcaree, e vicino a zone boscose, indispensabili per garantire l’approvvigionamento della legna da ardere. La “calchera” delle Valli di Alano, perfettamente inserita nel contesto naturale, risponde proprio a questa logica di utilizzo razionale del paesaggio. Strutturalmente, si presentava come un grande forno circolare parzialmente interrato, addossato a un pendio e costruito con pietre refrattarie, capaci di resistere alle altissime temperature raggiunte durante la combustione.
Nella parte inferiore, rivolta a valle, si apriva una bocca da fuoco: è da qui che veniva intro- dotta la legna e dove veniva alimentato il focolare in modo continuo, giorno e notte, per un periodo che variava da quattro giorni fino a diverse settimane, a seconda della quantità di calce richiesta.
Per avviare la trasformazione del calcare in calce, all’interno della fornace era necessario raggiungere una temperatura tra gli 800 e i 1000 gradi centigradi. Una volta completata la combustione, i sassi venivano estratti ancora incandescenti e bagnati con acqua, provocando una reazione violenta, simile a un’ebollizione, che generava calce viva. Questa, a sua volta, veniva sottoposta a un lungo processo di spegnimento, attraverso il quale si otteneva la calce spenta, pronta per essere utilizzata.
La calce prodotta localmente aveva molteplici impieghi: era fondamentale nell’edilizia per malte e intonaci, ma veniva anche utilizzata per disinfettare stalle e ambienti agricoli, nonché per trattare malattie di piante e animali, secondo saperi tramandati per generazioni.
La provincia di Belluno, grazie alla sua conformazione geologica e alla ricchezza di boschi e torrenti, vanta un elevato numero di “calchere”, molte delle quali sono rimaste in funzione fino agli anni ’50 del Novecento, contribuendo per secoli alla vita quotidiana delle comunità locali.
Purtroppo, sulla “calchera” delle Valli di Alano non sono emerse testimonianze scritte che ne documentino la storia in modo dettagliato. Tuttavia, la memoria orale tramandata dagli anziani del paese racconta che la struttura fosse dotata di un camino e che non venne mai vista in funzione, segno che il suo utilizzo po- trebbe essere cessato già prima o durante la Prima Guerra Mondiale. Nonostante le poche informazioni disponibili, essa resta una preziosa testimonianza di archeologia rurale, meritevole di conservazione e valorizzazione.



