Borghi Parlanti - Percorso Fontane
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi storici”, “Progetto locale di rigenerazione culturale, sociale e turistica nel Comune di Alano di Piave”
CAPITELLO VOTIVO DE LA CALONEGA
La Fontana de la Calonega prende il nome dalla località in cui sorge, una piccola contrada il cui toponimo sembra derivare dal termine “canonica”, a indicare probabilmente una zona un tempo appartenente a beni ecclesiastici o destinata all’uso del clero. Questo legame etimologico suggerisce un’antica presenza religiosa nel territorio, elemento che si intreccia profondamente con la cultura rurale e la spiritualità popolare della zona.
La fontana costituisce uno sfiato dell’acquedotto della Calcola, una rete idrica di vitale importanza per il territorio, e le sue prime attestazioni documentate risalgono al primo dopoguerra, periodo in cui molte infrastrutture vennero ricostruite o potenziate per rispondere ai bisogni primari della popolazione.
Realizzata dal Genio Civile durante il complesso processo di ricostruzione post-bellica, la fontana nacque su esplicita richiesta degli abitanti del borgo di Calonega, che necessitavano di una fonte d’acqua pubblica facilmente accessibile. La progettazione fu concepita con attenzione alle esigenze pratiche della comunità contadina: la struttura è infatti suddivisa in due sezioni distinte – una adibita a lavatoio per l’igiene domestica e il bucato, e l’altra destinata ad abbeveratoio per il bestiame. Questa configurazione multifunzionale ne fece un luogo centrale per la vita quotidiana, non solo come risorsa idrica, ma anche come punto di ritrovo sociale, scambio di notizie e condivisione.
Fino agli anni Sessanta del Novecento, la fontana rappresentò l’unica fonte d’acqua potabile per l’intera area, rendendola non solo un elemento architettonico, ma un simbolo della resistenza e della cooperazione di una comunità rurale che seppe ricostruire e affrontare la modernità senza dimenticare le proprie radici.
A pochi passi dalla fontana si trova un piccolo ma significativo segno di devozione popolare, un CAPITELLO VOTIVO: simbolo di fede e devozione popolare.
Il capitello votivo, noto anche come edicola votiva o pilone votivo, è una piccola struttura architettonica a carattere sacro, espressione autentica della religiosità popolare cristiana. Diffuso soprattutto nelle campagne e nei centri rurali, questo manufatto veniva edificato in prossimità di incroci stradali, valichi montani, confini di proprietà, oppure in luoghi dove la tradizione popolare individuava una motivazione religiosa alla sua costruzione.
La funzione principale di questi capitelli era quella di offrire un punto di riferimento spirituale per i viandanti e gli abitanti del luogo, un angolo di preghiera all’aperto, dove invocare protezione divina o ringraziare per una grazia ricevuta. Oltre a fungere da richiamo alla preghiera quotidiana, essi spesso segnano la memoria collettiva di un territorio, conservando la tradizione e l’identità religiosa di una comunità.
Il capitello in oggetto presenta una forma triangolare, con lesene angolari, timpani con fregi, architravi e una croce posta sul colmo della copertura – elementi architettonici che conferiscono dignità e solennità alla struttura. Al suo interno sono collocate le immagini sacre a cui è dedicato: una Madonna, Sant’ Antonio e suor Vincenza Gerone.
La figura della Beata Vergine Maria, madre di Gesù Cristo, occupa un ruolo centrale nella fede cristiana. È colei che, con il suo “sì” all’Annunciazione, ha reso possibile l’Incarnazione del Figlio di Dio. Venerata con molti titoli, la Madonna rappresenta per i fedeli la madre amorevole che intercede presso Dio, consolatrice nelle sofferenze e guida spirituale.
Nei capitelli votivi, la sua immagine è spesso collocata al centro, a indicare la sua preminenza nella devozione popolare. Le rappresentazioni possono variare – Madonna con Bambino, Immacolata Concezione, Madonna del Rosario – ma sono sempre espressione di tenerezza, misericordia e protezione.
Sant’Antonio da Padova (1195–1231), nato a Lisbona con il nome di Fernando Martins de Bulhões, fu un frate francescano, teologo e predicatore straordinario. Canonizzato nel 1232, a solo un anno dalla sua morte, è uno dei santi più amati e venerati al mondo, noto come il “Santo dei Miracoli”.
È patrono dei poveri, degli oppressi, dei viaggiatori. Le sue prediche infiammate e il suo esempio di vita evangelica lo resero celebre in vita, e moltissime grazie furono attribuite alla sua intercessione già pochi anni dopo la sua morte. Spesso viene raffigurato con il Bambino Gesù in braccio, il giglio simbolo di purezza e un libro, simbolo della sua profonda sapienza. La sua presenza in un capitello votivo è segno di una fede semplice ma intensa, spesso legata alla protezione della famiglia e del lavoro.
Suor Vincenza Gerone (1907–1984), nata a Cosenza, è stata una religiosa italiana dell’Ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. È ricordata per la sua lunga attività infermieristica e di assistenza ai poveri e agli ammalati, svolta con straordinaria dedizione e spirito di servizio. Fu assistente personale e infermiera privata di Papa Giovanni XXIII negli ultimi anni della sua vita e ne seguì anche la malattia fino alla morte.
Testimone silenziosa della carità evangelica, suor Vincenza è oggi considerata esempio di santità nella quotidianità, nel servizio umile e nascosto, nella fedeltà alle piccole cose. La sua figura è venerata da molti fedeli, soprattutto in ambito ospedaliero, e la sua immagine in un capitello votivo invita alla riflessione sulla vocazione alla cura, all’ascolto e alla presenza amorevole accanto al dolore altrui.
Questo capitello votivo, con la sua architettura semplice ma simbolicamente ricca, è espressione viva della fede popolare e della gratitudine di una comunità verso le figure sante che hanno segnato il cammino spirituale e culturale del popolo cristiano. Esso continua a essere luogo di preghiera e raccoglimento, ponte tra cielo e terra, memoria storica e speranza attuale.